Turno 10-13 Agosto – Simona e Guido

Turno 10-13 Agosto – Simona e Guido

Ci sono luoghi che si visitano. E poi ci sono luoghi che, invece, ci entrano dentro. Il Giardino è decisamente uno di questi.

I nostri giorni sono iniziati con quel tipico tempo di montagna capace di cambiare idea nel giro di pochi minuti. Un tempo scandito dal suono dei campanacci di una mandria di vacche bianche che in questi giorni ha piacevolmente sostato intorno al giardino. La loro presenza non ha disturbato le giovani marmotte che abbiamo spiato con discrezione mentre giocavano.

E così, tra un acquazzone e l’altro, abbiamo iniziato a prenderci cura di questo luogo speciale. La pioggia di lunedì, decisamente lunga, (ha fatto uscire) ci ha portato la Salamandra Lanzai che verso sera ha passeggiato proprio intorno alla casetta. Il suo passo lento sembra voler sottolineare il ritmo della nostra giornata. 

Il sentiero, quando lo si percorre più volte, comincia a raccontare storie diverse. Si riconoscono le piante e i loro luoghi, si segue il ritmo delle fioriture, si osservano gli insetti che arrivano a visitarle. E poi ci sono le marmotte, che lasciano qua e là qualche indizio sui loro gusti. Ogni passaggio aggiunge qualcosa a ciò che già si conosce.

E poi gli incontri: una conversazione che si allunga, un’esperienza raccontata, una conoscenza condivisa. Ci si scambia qualcosa, quasi senza accorgersene, e alla fine ci si ritrova un po’ più ricchi di prima.

Lontano dalle luci, il cielo non è più semplicemente buio: si apre, immenso e senza confini. Restavamo lì, con il naso all’insù e senza bisogno di parlare, piccoli sotto quell’immensità e, allo stesso tempo, profondamente parte di quel tutto, con la rara e bellissima sensazione di essere semplicemente fortunati a esserci.

Abbiamo anche vissuto un appuntamento speciale: l’osservazione dell’eclissi di sole. Dopo una merenda sinoira al Rifugio Barant siamo stati tutti insieme a osservare il Sole cambiare volto… mentre intorno la montagna continuava indisturbata la sua giornata.

Aver fatto parte, per un piccolo tratto, della vita del Giardino, prendersene cura finisce per fartelo sentire un po’ tuo, ma poi ti accorgi che quella cura non si ferma a te: si intreccia con quella di chi è venuto prima e di chi arriverà dopo, in un filo che passa di mano in mano, si arricchisce e continua. È una cosa semplice, eppure quasi magica. Ed è anche questo filo invisibile di cura condivisa a rendere il Peyronel così speciale!

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